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Sangha di Milanonella tradizione di Thich Nhat Hanh

La sequenza arresto-invito, il ritmo e le pause

Il linguaggio della campana

La sequenza arresto-invito

In genere tra l’arresto e l’invito succede sempre qualcosa.

Esempio:

Nelle prosternazioni:

  • Arresto: si legge la prima parte della prima prosternazione
  • Invito: ci si prosterna
  • Arresto: si prosegue la lettura della prima prosternazione
  • Invito: ci si alza
  • Arresto: si legge la prima parte della seconda prosternazione ecc.

Vale anche per altre pratiche. Le abbiamo individuate dando le indicazioni per ciascuna. Portare l’attenzione su questo tipo di sequenza può aiutare a memorizzare meglio cosa si deve fare in alcune pratiche che sembrano complicate.

Il ritmo e le pause

Le pause fanno parte del linguaggio della campana e comunicano quanto il suono stesso. La lunghezza delle pause è determinata dal numero di respiri, in genere tre o due, in base alla scansione della pratica.

Talvolta si percepisce che nei Maestri di campana principianti c’è una certa paura delle pause, quasi che il silenzio tra un suono e l’altro risulti ansiogeno; ricordiamo ancora che un’indicazione utile può essere quella di invitare la campana verso la fine della vibrazione, prima che il suono smetta completamente.

Esempi:

  • Prima della meditazione, la pausa tra un suono e l’altro è lunga, perché deve portarci in uno stato di silenzio introspettivo.
  • Nel canto della sera la pausa tra il canto del solista e l’arresto è brevissima, perché non deve lasciare incertezze sull’inizio del canto corale.
  • I sette inviti che precedono il canto della sera hanno un ritmo veloce, con suoni ravvicinati (1 respiro).
  • I tre inviti prima del canto di chiusura del Sutra hanno un ritmo veloce (suoni ravvicinati, 2 respiri); quelli sull’ultima sillaba del canto, ancor più veloci (1 respiro).