Prosternazioni (o Toccare la Terra)
Il ruolo del Maestro di campana nelle pratiche
Prima di iniziare le tre o le cinque prosternazioni, è necessario invitare le persone a disporsi in modo che ognuno abbia davanti a sé abbastanza spazio per distendersi (completamente o in parte) per terra. La superficie su cui ci si distende non dovrebbe essere troppo dura o fredda; è quindi necessario predisporre tappeti, coperte o cuscini in modo opportuno.
Se ci sono persone nuove, è importante spiegare il significato di questa pratica e mostrarne fisicamente i gesti, in particolare, quello di portare le mani giunte alla fronte, alla bocca e al cuore come segno che stiamo toccando la terra con tutti noi stessi, corpo, parola e mente, e poi i gesti della prosternazione vera e propria.
La prosternazione può avvenire in due maniere:
- in ginocchio, seduti sui talloni, appoggiando il tronco in avanti sulle cosce, la fronte o una guancia appoggiata per terra, le braccia distese davanti a sé e i palmi rivolti verso l’alto (significano che ci abbandoniamo completamente alla terra).
- sdraiati a terra a pancia in giù, con le braccia appoggiate davanti a sé e i palmi rivolti verso l’alto. Il capo può stare ruotato da un lato o con la fronte appoggiata ad un avambraccio, per poter respirare ed evitare di schiacciarsi il naso. Questa posizione richiede più spazio, ma è più comoda, soprattutto per chi non è molto flessibile o ha mangiato da poco.
Si comincia quando tutti sono pronti, in piedi, rivolti verso l’altare e con lo spazio necessario davanti a sé. Il Maestro di campana e la persona che legge restano sedute, in modo da vedere sia l’altare che i compagni di pratica.
Il MdC inizia con un risveglio deciso e 3 inviti molto ravvicinati (un respiro tra l’uno e l’altro). Prima che l’ultimo suono si spenga, c’è un arresto udibile della campana (cioè si poggia il batacchio sul bordo e la campana smette di vibrare): questo è il segnale di inizio della lettura della prima frase del testo: “Con gratitudine…”.
Al termine di questa prima frase, un invito indica che è venuto il momento di congiungere le mani, portarle alla fronte, alla bocca e al cuore, e poi prosternarsi nel modo che ognuno preferisce. Quando tutti hanno toccato la terra, un arresto indica che il lettore può continuare a leggere il testo.
Al termine della prima prosternazione, si rimane in silenzio per almeno tre respiri e poi un invito indica che è il momento di rialzarsi. Una volta in piedi, si congiungono le mani, si offre un loto in direzione dell’altare e si rimane in ascolto a mani giunte per almeno tre respiri.
Un nuovo risveglio è il segnale di inizio della prima frase della prosternazione successiva: “Con gratitudine…”, dopo la quale un invito indica che è il momento di inchinarsi (portando le mani giunte alla fronte, alla bocca e al cuore) e di prosternarsi.
Un arresto per continuare la lettura, tre respiri in silenzio, un invito per rialzarsi. Questo si ripete ad ogni toccare la terra.
Al termine dell’ultima prosternazione, due inviti molto ravvicinati (un respiro fra uno e l’altro) indicano che questa era l’ultima lettura: tutti restano in piedi a mani giunte ad ascoltarsi per qualche respiro.
I testi delle prosternazioni: Tre prosternazioni e Cinque prosternazioni.